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Tecnologie per la traduzione

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[Soget partecipa al TeTra2.]


A due anni di distanza dal precedente TeTra1, si è svolto dal 29 settembre al 1 ottobre presso la sede della Camera di Commercio di Forlì, il TeTra2. Il convegno, organizzato dal Polo di Forlì dell'Università SSLMIT di Bologna, aveva quest’anno un titolo particolarmente attuale, “Tecnologie nel Futuro della Traduzione”.
In quanto Project manager presso Soget, ho visto questo evento come un importante momento di confronto fra le attuali tecnologie allo stato dell'arte disponibili e quelle utilizzate dalla mia azienda.
Numerosi e molto interessanti gli interventi durante la giornata principale del 30 settembre, oltre a una mostra libraria e una vetrina dei diversi produttori di CAT (Atril Déjà-Vu, Kronos, SDL Trados).
Durante il saluto iniziale, insieme al Dott. Alberto Zambianchi (Presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena), il Prof. Rafael Lozano (direttore della SSLMIT) ha ricordato come il mercato delle lingue rappresenti il 3% del PIL della Comunità Europea.
Nel suo intervento iniziale il Dott. Harold Sommers (University of Manchester): “What a professional translator should know about Machine Translation” ha cercato di tranquillizzare la platea, composta da addetti ai lavori di vario tipo (traduttori e interpreti, rappresentanti di agenzie e centri di traduzione, associazioni di categoria e parecchi studenti dell'università), sul tema della Traduzione Automatica (Machine Translation). Data ormai per scontata la realtà dei CAT, questo è stato infatti il tema principale e ricorrente della giornata. I primi tentativi in questa direzione risalgono al 1945 ma non si sono avuti miglioramenti degni di nota fino al 1965-1966, quando dai sistemi automatici che traducevano parola per parola si è passati all’inserimento di “regole” sintattiche e grammaticali, permettendo traduzioni lievemente più comprensibili, anche se ancora lontane da un livello accettabile di correttezza e precisione. Tuttavia è solo nel 1991 che si è assistito a una vera e propria svolta, quando i sistemi hanno iniziato a basarsi sulle “statistiche”. L'allineamento tra documenti, frasi, segmenti originali e le rispettive traduzioni permetteva il “calcolo” delle ripetitività e, data una sequenza di parole source, proponeva quella che poteva essere la traduzione più probabile nella lingua target. Quantunque meccanico e “non intelligente”, questo sistema ha migliorato considerevolmente la cosiddetta traduzione automatica, che ha raggiunto ora livelli qualitativi decisamente migliori. Ovviamente restano irrisolte tutte le questioni legate allo stile linguistico e alla corretta interpretazione delle frequenti ambiguità del testo sorgente, mentre manca ovviamente la competenza sul settore specifico in cui sta traducendo.
Niente paura quindi, come ha spiegato già il primo intervento, la “Macchina infernale” non può riconoscere “espressioni figurate” o “collegamenti culturali”, e non potrà mai sostituire la competenza, conoscenza e sensibilità di un traduttore esperto. La traduzione automatica non deve quindi essere considerata una minaccia, bensì un nuovo “strumento” di supporto alla traduzione capace ad esempio di aumentare consistentemente la produttività di un traduttore.
Si sa che l’uso dei PC e Internet è ovunque in costante aumento, così come il numero di documenti e di materiale in rete. Si calcola che le richieste di traduzioni e localizzazioni aumenteranno tanto e talmente in fretta che non ci sarà il tempo necessario e la quantità di traduttori sufficienti (e i soldi!) per tradurre tutto. Si tratta allora di capire che ruolo possa avere la Machine Translation, che certo a medio termine resterà fallibile e non potrà prendere il sopravvento rispetto alla human translation, nell’aumentare la produttività richiesta dal mercato. Alcuni CAT stanno già integrandola alla traduzione assistita per ottimizzare i flussi di lavoro. L’abbinamento a una memoria di traduzione ben aggiornata di un traduttore esperto potrà con ogni probabilità facilitare notevolmente la giornata di un professionista e magari soddisfare le tempistiche impossibili, sempre più frequenti, da rispettare. Tuttavia, per ottenere risultati efficienti, saranno comunque necessarie attività di addestramento del motore della Machine Translation e un’attenta e intelligente gestione dei serbatoi di memoria.
Molta importanza sta già avendo e avrà in futuro l'attività di post-editing.
Sempre più frequentemente il cliente richiede dei testi che siano solo una base di lavoro, una sorta di bozza, sulla quale lavorare nella propria lingua madre per creare poi un documento rielaborato. Non è detto che l'attività di post-editing debba essere delegata al cliente, anzi è probabile che si rendano necessarie nuove figure anche del nostro settore che garantiscano l'accuratezza della traduzione rilavorando quanto prodotto dalla Machine Translation.
Andy Way (Applied Language Solutions, presidente dell'EAMT) ha poi rafforzato le ragioni a favore della MT insistendo proprio sulla necessità di personalizzare i database, ricordando che la “qualità” imperfetta della traduzione automatica renderà sempre e comunque l'elemento umano il fattore chiave per una buona traduzione. Della tecnologia non bisogna dunque avere paura. Del resto, nella nostra vita quotidiana cambiamo il cellulare, o la tv, e puntiamo all’acquisto di modelli sempre più recenti e ricercati con optional personalizzati. Non ci si può quindi aspettare che la traduzione resti una realtà immutabile nel tempo.
Chi opera nel settore della traduzione è consapevole di quanto il numero di CAT tools e di software per attività collegate alla traduzione (per es. QA tools) e per attività di pre-editing (Acrolinx, ecc..) e post-editing renda anche i nostri “attrezzi del mestiere” sempre più elaborati e performanti.
Il tempo da dedicare all'aggiornamento delle proprie conoscenze è quindi fondamentale per tutti gli addetti ai lavori, che siano freelance, società di traduzione, o altro. Per usare una metafora, il rischio che si corre è altrimenti quello di non sapere, nel momento del bisogno, che ci vuole un “cacciavite” oppure scegliere quello meno adatto alle proprie esigenze.

A questo riguardo è senz’altro penalizzante la scarsa formazione offerta dalle strutture scolastiche e università, non solo in Italia ma -magra consolazione! - un po' in tutta Europa, come ha giustamente sottolineato nel suo intervento, Daniel Zielinski (Loctimize- Saarbrucken) con il quale ho avuto un interessante scambio di opinioni personali.

Fine ultimo, comunque, è e rimane la Qualità della traduzione. In quest'ottica, uno degli interventi più interessanti, a mio giudizio, è stato quello di Juliet Macan (Language Technology Consultant). Soprattutto ora nella realtà del just-in-time, la qualità non può essere garantita solo dall’applicazione della norma EN 15038, ovvero dalla revisione di un secondo revisore linguistico e dalla rilettura di un esperto del settore. In molti casi infatti tutto ciò non è pianificabile: non c'è tempo, oppure mancano le risorse umane o economiche. Un discorso è la traduzione ideale che scaturisce da una situazione programmata e altra cosa è calare il servizio/prodotto nella realtà di un mercato che impone tempi e costi sempre più ristretti. Bisogna anche intendersi sul concetto di “qualità”. UNI definisce qualità una traduzione “in assenza di difetti, completa e accurata”. Questo è ciò che viene garantito per tutti i prodotti. Altro impegno richiedono testi di particolare valore comunicativo, dove a corredo della traduzione vanno previste attività ad alto valore aggiunto come la transcreation.
Fondamentale è anche stabilire gli obiettivi della revisione per garantire un prodotto di qualità.
La soggettività della revisione finale, se eseguita senza confronto con il traduttore, a volte rischia di peggiorare il testo finale. In quest'ottica risultano interessanti le soluzioni server (TM server) che permettono un confronto costante durante la traduzione evitando di delegare solo all'inizio e alla fine il momento del confronto e le nuove versioni dei CAT, che offrono ora la possibilità di inserire commenti e di prendere visione delle revisioni su un file (basti pensare a SDL Trados 2011).
Sarebbe inoltre buona norma creare sempre dei glossari terminologici. Certo l'obiettivo finale nel migliore dei mondi possibili sarebbe averne l'approvazione da parte dei clienti, ma spesso questo fondamentale feedback viene a mancare. Non va tuttavia dimenticato che i QA tools in presenza di glossari hanno il vantaggio di verificare la conformità ai termini validati, il non utilizzo di alcuni termini da evitare (blacklist) e garantire la coerenza terminologica. Questi strumenti permettono inoltre di verificare la completezza della traduzione e la correttezza dei codici alfanumerici.
Il convegno mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con esperti del settore sul tema dei tool per il controllo qualità, confermando i risultati delle nostre esperienze e scelte.

 

Soget è sempre stata un'azienda orientata all'innovazione e ho potuto constatare che le tecnologie e gli strumenti suggeriti nel corso dell'evento sono, effettivamente, quelli abitualmente utilizzati nei nostri processi. Soget, in linea con i suggerimenti futuribili, è attualmente impegnata nella sperimentazione di nuovi flussi di lavoro che prevedano la stretta interazione fra traduzione assistita e traduzione automatica.

 

A cura di Gaetano Campo
Soget Senior Project Manager




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