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Fare business nei mercati orientali

Come deve essere il biglietto da visita giapponese, cinese o coreano e quali sono le regole comportamentali da rispettare per fare una bella figura con i partner orientali?

5/5/2019
Per noi occidentali, lo scambio del biglietto da visita è un gesto quasi automatico spesso compiuto in modo ‎distratto. Per un giapponese lo stesso gesto è qualcosa di ben più formale ed importante. ‎
Nel programmare un viaggio di lavoro all’estero ogni donna o uomo d’affari giapponese si assicura di avere ‎con se un numero più che adeguato di biglietti da visita, stampati in bilinguismo. Naturalmente i giapponesi ‎si augurano che gli stranieri prevedano la stessa cosa! ‎
La predisposizione di un meishi [名刺], come viene chiamato in giapponese, è pertanto un passo ‎indispensabile per chiunque intenda accostarsi al mercato nipponico. ‎
Fra i dati da riportare, non possono mancare il nome e cognome della persona e la denominazione ‎dell’azienda. Per la loro traslitterazione – ovvero la scrittura in giapponese delle relativa pronuncia – si ‎utilizza l’alfabeto katakana. La traduzione di un nome europeo in ideogrammi kanji non è consigliata in ‎quanto potrebbe dare luogo ad equivoci o potrebbero scaturire termini impropri o addirittura offensivi. ‎
Anche il nome della società dovrà essere traslitterato in katakana per proporre alla controparte giapponese la ‎pronuncia, senza peraltro variare loghi e marchi aziendali già esistenti. ‎
Un ulteriore dato, di importanza fondamentale, è la professione e, in particolare la carica aziendale. In questo ‎caso è prevista la traduzione che dovrà essere chiara e precisa. ‎
Talvolta i ruoli e le cariche aziendali sono di difficile comprensione anche per noi occidentali, un fenomeno ‎andato crescendo con l’uso di termini anglofoni per definire o meglio valorizzare alcune funzioni aziendali. ‎La corretta traduzione in giapponese non potrà prescindere da una spiegazione dell’effettiva definizione del ‎ruolo ricoperto e verrà, quindi, tradotta in giapponese affinché comunichi l’effettivo status sociale e la ‎posizione decisionale della persona. ‎
Per l’indirizzo, numeri telefonici, fax, e-mail valgono le scelte convenzionali. Per quanto riguarda il formato ‎del biglietto, 90 x 55 sono le dimensioni in uso e rispettate con rigore. ‎

Una volta in possesso del biglietto da visita, che si suggerisce di curare anche negli aspetti più propriamente ‎grafici, concentriamoci sul “bon ton” la cosiddetta etichetta! ‎
Quando ricevete da una persona giapponese il biglietto da visita soffermatevi per qualche attimo sulla lettura. ‎Il riporre casualmente in tasca o nella valigetta il biglietto senza averne presa visione, viene, infatti, ‎considerato scortese. Presentate, quindi, il vostro meishi dal lato stampato in giapponese in modo da ‎facilitare la lettura. ‎

Molte delle precedenti raccomandazioni valgono anche per il mercato cinese pur con alcune varianti.
La lingua ufficiale della Cina è il Mandarino, il dialetto di Pechino divenuto lingua nazionale. Gli altri ‎dialetti (es. cantonese) vengono parlati a livello locale.‎
La lingua cinese ha due sistemi di scrittura molto diversi fra loro: semplificato [简体] e tradizionale [繁體‎].‎
Il semplificato viene utilizzato in tutta la Repubblica Popolare Cinese e a Singapore mentre il tradizionale ‎viene utilizzato a Hong Kong, Macao, Taiwan.
Se da un lato assistiamo ad una inarrestabile crescita del mercato cinese, con aperture verso la lingua inglese, ‎dall’altro osserviamo il persistere di un mercato molto più conservatore, in vaste regioni e tuttora legato ‎all’uso più restrittivo del pittogramma o, come definito comunemente, dell’ideogramma semplificato e ‎tradizionale. ‎
In entrambi i casi comunque i cinesi amano molto scambiarsi il mingpian [名片]. ‎
Un gesto importante, formale, ma anche piacevole e sempre accompagnato da una particolare cura della ‎gestualità. ‎
Presentate il vostro biglietto tendendolo con due mani e con la parte stampata in ideogrammi rivolta verso ‎l’alto, chinando lievemente il capo in segno di rispetto. ‎
Se sedete ad un tavolo, quando ricevete il biglietto del vostro interlocutore cinese, ponetelo con cura di fronte ‎a voi oppure riponetelo in apposita custodia, evitando di usarlo per annotazioni e altri scopi impropri, ‎commettendo un atto di vera scortesia. ‎
Come avviene per il Giappone anche in Cina uno degli obiettivi primari del biglietto è determinare il grado ‎di influenza della persona e il suo potere decisionale all’interno dell’azienda. ‎
Nella patria della saggezza tuttavia la qualifica riportata sul biglietto da visita deve consentire di ‎comprendere il livello di esperienza; sarà quindi da evitare l’uso di cariche che possano in qualche modo ‎sminuire il valore della persona nel suo percorso professionale, quali il termine “vice” (es. vice-direttore, ‎vice-presidente, ecc). ‎

I biglietti da visita [명함]per il mercato coreano richiedono una particolare attenzione rivolta alle ‎convenzioni postali e al significato dei colori. ‎
In Corea l’indirizzo inizia con lo stato, seguito dalla regione, dalla città e dalla via, riportando il codice ‎postale alla fine. E’ sempre buona norma riportare il prefisso telefonico internazionale per esteso. ‎Attenzione: i coreani scrivono in rosso solo i nomi di persone decedute e risulterebbe imbarazzante ‎presentarsi con un biglietto con il nostro nome e cognome stampato in rosso. ‎
Evitate, infine, di utilizzare biglietti tradotti in Cinese o Giapponese pensando erroneamente che possano ‎andare bene lo stesso. ‎
L’uso di caratteri cinesi, giapponesi o coreani richiede un maggior “ingombro tipografico” ovvero per potere ‎leggere agevolmente i pittogrammi è necessario utilizzare un corpo non inferiore a 10/12 punti, come nel ‎seguente esempio:文言. ‎
In qualsiasi paese orientale andiate, abbiate cura di non trovarvi impreparati alla richiesta del vostro partner ‎di conoscere meglio la vostra azienda o i vostri prodotti: predisporre sintetici documenti in bilinguismo ‎potrebbe rivelarsi la strategia vincente. ‎

Ah, dimenticavamo…… Soget realizza biglietti da visita in tutte le principali lingue coordinando le ‎componenti grafiche dell’originale con il gusto estetico e le convenzioni locali.

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